Calcio-Europei 2008-La poltrona di Lucifero

June 8th, 2008 autore StudioPhi | categorizzato in: Europei di calcio 2008, NONSOLOFINANZA, STUDI

Svizzera a.d. 2008

L’avventura della nostra squadra nazionale agli Europei é iniziata esattamente nello stesso modo in cui sono finite le esperienze precedenti – lasciandoci mestamente la bocca asciutta. Dopo due pareggi e quattro sconfitte, possiamo fregiarci di una sconfittina, di un quasi pareggio, di una protovittoria. E allora fiato alle trombe dei “li abbiamo dominati ma la sfortuna ci ha tolto quanto meritavamo” proferiti all’unisono dall’élite dei nostri basiti commentatori vestiti a festa, gli sguardi truci a fissare nel vuoto ed il collo irrigidito dai colletti delle camicie nuove troppo inamidate. Ma per carità, non osiate definirla una sconfitta onorevole. È tassativamente vietato rovistare negli armadi del passato. Eppure, le statistiche parlano chiaro: la Svizzera agli Europei non ha mai vinto. Le statistiche? Suvvia, smettiamola di scherzare. Non ci stiamo preparando all’evento da settimane, da mesi ma che dico, da anni? Eppoi li abbiamo dominati, quei tristi orfani degli slovacchi. Li abbiamo sovrastati – in altezza pare, soprattutto dopo l’azzeccata sostituzione del gigante Koller. Solamente la sfortuna ci ha privati del meritato trionfo, della gioia di ascendere lassù – dove osano le aquile – ricacciandoci in gola l’urlo liberatorio. Consoliamoci. Ancorché la nostra squadra occupi la 44esima posizione o giù di lì nella classifica dei valori calcistici mondiali – forse anche la 50esima dopo la sconfitta contro la Cechia – restiamo pur sempre i primi della classe per reddito pro capite, come andavano orgogliosamente ripetendo alcuni fra i nostri più diffusi quotidiani. D’altronde, é altresì vero che, se una dea, oltre che bendata é pure cieca, l’altra, che dea proprio non é, ci ha visto molto bene. Come definire altrimenti il destino che ha preso di mira, dopo neppure 45′, il nostro unico purosangue, cavallo di razza in un corral di tanti buoni pedalatori? Orsù, ad ascoltare chi, invece delle Nicorette, mastica calcio non é il caso di farne un dramma. Bisogna avere fede. Fede nel parere degli esperti, perlomeno. Il coro é unanime. Dopo aver ammirato i portoghesi giocare a guardie e ladri con i poveri turchi, tecnicamente disarmati di fronte allo strapotere lusitano, essi hanno finalmente dissotterrato il Santo Graal – ovvero, contro questa Turchia vinciamo di sicuro. Sì, contro questa Turchia, forse. Ma non necessariamente contro quella che Terim deciderà di mettere in campo mercoledì sera contro i nostri. E che la matematica non sia un’opinione l’ho appreso a mie spese sin dalle scuole elementari. Dunque, saremo costretti a cavarcela in maniera più che sufficiente – il che significa almeno un pareggio – anche contro quei marziani guidati da Scolari. E contro questo Portogallo il rischio di finire con le ossa rotte é – ahimé – assai alto. Con il dovuto rispetto forse é arrivato il momento di ricordarci che chi tira le redini della nazionale non é tale Felipe Scolari – sì, proprio quello sulla via del Chelsea – ma il nostro amato Köbi Kühn. Che, sfortuna sua ed indirettamente anche nostra, é stato vittima di un dramma famigliare proprio qualche giorno prima del fischio d’inizio della tanto agognata contesa. Alla famiglia giunga la nostra profonda solidarietà. Ma un terremoto di tale intensità può sradicare anche gli alberi più forti. Con il dovuto rispetto KK é un brav’uomo. Tutto sommato fu anche un buon giocatore. E non é colpa sua se non fece esperienze all’estero e se le sue conoscenze linguistiche sono piuttosto modeste. È un buon padre di famiglia, é stato nominato svizzero dell’anno e non ha vergogna di mostrare alle telecamere il suo debole per la buona cucina. Ecco perché ho l’impressione che, quando ha deciso di punto in bianco di sostituire Behrami – l’unico che dava un po’ di spessore e di profondità alla nostra timida manovra, l’unico che teneva degnamente la palla, l’unico che osasse spingersi in avanti alla ricerca del gol – in quel momento dicevo, ho immaginato che il nostro povero tecnico stesse sicuramente pensando ad altro. Ed allora anche un indomito ottimista come il sottoscritto, indefesso sottoscrittore delle tesi riportate nell’Audacia della speranza di barackiana memoria, si ritrova ad abbassare il capo nella direzione del realismo scoprendosi velatamente scosso – oltre che preoccupato – per quanto sinora osservato. Perché in fin dei conti non avevo le qualità per cantare nel coro parrocchiale. Perché in fin dei conti mi rendo conto che loro hanno Scolari e noi solo un tecnico a metà. Perché, se non bastasse, loro – stramaledetti fortunati – hanno anche Cristiano Ronaldo, che non pago del modo in cui gioca é stato anche votato come il più sexy degli Europei e noi – poveri sfigati – abbiamo issato Senderos a nostra bandiera e non abbiamo più neppure uno straccio di Alex Frei. E forse anche perché abbiamo prima enormemente faticato e poi ingenuamente perso contro una squadra che dovevamo assolutamente battere.


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